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Tra il sacro e il profano: le “Madonnelle stradarole”

Le edicole sacre – a volte sormontate da un baldacchino sporgente, a volte omaggiate ed ingentilite da doni floreali, a volte fitte di ex-voto di ignoti fedeli – che punteggiano gli angoli delle nostre strade e che risalgono, per la stragrande maggioranza, ai secoli XVII e XVIII, sono in realtà un retaggio dell’antica religiosità pagana. I Romani erano infatti soliti sistemare sulle mura i cosiddetti ‘Compita Larum’: piccole edicole dedicate ai defunti (i lari) sistemate in corrispondenza dei quadrivii (compita). Con l’avvento dell’ortodossia cristiana e la sua diffusione capillare presso tutti gli strati della società, cambiò la destinazione d’uso, ma non venne meno la consuetudine: le statuine dei Lari lasciarono il posso ad immagini del Crocifisso, di Cristo, di Santi e Apostoli, ma, soprattutto, della Vergine con il Bambino (da cui il nome madonnelle). Quasi tutte, almeno le più antiche, si legano a un qualche miracolo o fenomeno prodigioso. La ‘Madonna della Lanterna’, sull’Isola Tiberina, durante lo straripamento del 1577 fu sommersa dalla piena del Tevere, ma il suo lume seguitò a bruciare anche sott’acqua; la Madonna del Vicolo delle Palle, paralizzò il braccio di un giocatore reo di aver scagliato una boccia per colpirla (l’uomo riacquistò la funzionalità motoria solo dopo essersi amaramente pentito); alcune piangevano lacrime autentiche, altre sanguinavano. Si ha anche notizia di un miracolo ‘collettivo’, occorso a partire dal 9 luglio del 1796, quando lo Stato Pontificio era minacciato dalle truppe francesi: alcune immagini della Vergine, collocate in punti diversi della città (Borgo Pio, Piazza del Gesù, via delle Botteghe Oscure, vicolo delle Bollette), cominciarono simultaneamente a muovere gli occhi. Lo strano accadimento perdurò per molti giorni.
Accanto a quella religiosa, le madonnelle svolgevano, inoltre, anche una funzione assai più laica e pratica: con le loro candele e i loro ceri, perennemente accesi per devozione, illuminavano piazzette ed incroci bui, poco sicuri e poco raccomandabili nella turbolenta e spesso violenta Roma rinascimentale, priva di illuminazione stradale ma ricca di ladri e assassini. A ciò si aggiunga che, nella ingenua e tenace religiosità popolare, gli incroci, i trivii, erano legati al demonio ed alle sue spettrali apparizioni: non a caso tutte (o quasi) le edicole religiose sono collocate sugli angoli dei palazzi: la luce della Vergine sconfiggeva, praticamente e metaforicamente, l’oscurità del Maligno.

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