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Sotto lo sguardo di Michele: la lunga storia di Castel Sant’Angelo e dei suoi arcangeli

Se c’è un monumento in grado di rappresentare e testimoniare con la sua stessa esistenza la millenaria capacità di Roma di sopravvivere ad eventi e calamità, reinventandosi continuamente, e risorgendo invariabilmente dalle proprie ceneri come l’araba fenice, questo è senz’altro Castel Sant’Angelo. Nato come mausoleo dell’imperatore Adriano, abbandonato al suo destino nei tumultuosi anni successivi alla caduta dell’Impero Romano, fu avamposto fortificato e terribile carcere, splendida dimora rinascimentale e prigione risorgimentale. Solo il nome e l’intitolazione all’angelo rimangono immutati nel corso dei secoli, e ci riportano negli anni più bui della Roma altomedievale.

Siamo nel settembre del 590 d.C. e Roma è in balia di una terribile pestilenza che ne decima gli abitanti. Papa Gregorio Magno, che è pontefice da pochi giorni, decide di invocare la clemenza divina. E, in un epoca in cui #restiamoacasa non è evidentemente ancora un trending topic, lo fa organizzando una processione settiforme, cioè divisa in sette cortei distinti, che attraversano le vie della città per portare alla Basilica di San Pietro l’immagine di “Maria Salus Popoli Romani” custodita in Santa Maria Maggiore e, secondo la tradizione, dipinta dall’evangelista Luca. Giunti al Pons Aelius (l’odierno Ponte Sant’Angelo), papa Gregorio e tutti i fedeli distinsero chiaramente la figura dell’Arcangelo Michele, in piedi sugli spalti dell’antica tomba di Adriano, nell’atto di rinfoderare la sua spada. La pestilenza era finita.

Da allora, Michele rivolge il suo sguardo severo e benevolo sulla città di Roma, svettando sulla sommità di quello che, dal 590 in poi è sempre stato per tutti castel sant’Angelo. Quello che tutti non sanno, forse, è che l’attuale è solo l’ultimo di una lunga serie di angeli che nel corso dei secoli hanno occupato il posto d’onore sulla terrazza dell’edificio. Sono ben sei, e questa è la loro storia:

1.           la prima statua era in legno e venne collocata sulla sommita del castello in un anno imprecisato anteriore al 1277; rimase di guardia sino al 1379, quando venne distrutta durante un assedio;

2.           il secondo angelo fu scolpito nel marmo, che, tuttavia, doveva essere assai scadente, dato che la statua si sbriciolò pochi anni dopo la sua messa in opera,

3.           papa Alessandro VI Borgia fece realizzare nel 1453 un nuovo angelo marmoreo, rinforzato dall’inserimento di alcune parti metalliche. L’accorgimento, tuttavià, non servì a molto quando anche questa terza statua saltò letteralmente in aria dopo essere stata colpita da un fulmine. Ecco come descrive la scena il cerimoniere pontificio Giovanni Burkhardt: “Verso l’ora XIV una folgore con un colpo solo bruciò la torre superiore e principale di Castel S. Angelo; le polveri che stavano lassù per la munizione di detto Castello scoppiarono, per cui tutta la parte superiore della torre comprese le mura e il grossissimo angelo marmoreo furono totalmente ed a grande distanza scagliati.”;

4.           il quarto angelo, in bronzo, venne fuso, per ricavarne munizioni e cannioni, in occasione del sacco di Roma del 1527;

5.           il sesto angelo, scolpito nel marmo da Raffaello Montelupo nel 1544, dotato di bellissime ali bronzee, resistette sulla terrazza del Castello per circa due secoli, quando, irrimediabilmente rovinato e reso precario dalle intemperie, venne trasferito nel Cortile d’Onore dell’edificio (detto anche Cortile delle Palle), dove è visibile ancora oggi; 6.           l’angelo attuale in bronzo dorato, opera del fiammingo Peter van Verschaffelt, si staglia contro l’orizzonte romano dal 1798. E’ l’unico, tra i suoi cinque “collegi” ad essersi cambiato d’abito: nel 1798, le truppe napoleoniche lo dipinsero di rosso, bianco e blu e lo dotarono di un berretto frigio.

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