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Papa Gregorio e i diavoli: Sant’Agata dei Goti

La piccola chiesa di Sant’Agata dei Goti, una delle più antiche diaconie romane, fu fondata intorno al 470 da Flavio Ricimero, generale barbaro di origine romana, console del moribondo Impero d’Occidente, che ne fece decorare l’abside con un bellissimo mosaico raffigurante “Cristo sul globo in mezzo ai dodici Apostoli”, purtroppo andato perduto nel XVI secolo. Prende il suo nome, oltre che dalla dedicazione alla martire catanese, dalla comunità germanica (i goti) che prese a frequentarla assiduamente, facendone un centro di propagazione dell’eresia ariana professata (per inciso, Il monaco Ario sosteneva che la natura divina del Figlio fosse stato creato dal Padre, è quindi fosse ‘inferiore’ a questi. La dottrina ariana fu condannata come eretica dall’ortodossia cristiana nel 325, durante il primo Concilio di Nicea). Nel 593, papa Gregorio I decise di riconquistare la chiesa alla dottrina cattolica. Questa riconversione, tuttavia, non fu indolore: il diavolo, assunte le sembianze di una scrofa (o quelle di una prostituta, secondo altre fonti) infestò il luogo per tre giorni, avviluppandolo in nauseabondi miasmi di zolfo e lanciando altissime grida. Finalmente, all’alba del terzo giorno, grazie alle preghiere di Gregorio Magno, dal cielo calò sull’altere maggiore una nube dorata che profumava di rose, viole ed incenso. Il demonio ariano era cacciato. Oggi la chiesa non conserva che poche tracce dell’antica costruzione tardo-antica (il fianco destro, l’abside e parte del complesso interno): interamente ricostruita a partire dal 1633, raggiunse l’attuale aspetto con la facciata di Francesco Ferrari, ultimata nel 1729.

Sant’Agata dei Goti
Via Mazzarino, 16

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