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Il colossale baldacchino della Basilica di san Pietro – alto come un palazzo di nove piani (28 metri), progettato da Gian Lorenzo Bernini con la collaborazione del rivale Francesco Borromini su commissione di Papa Urbano VIII Barberini, curiosa commistione tra un baldacchino processionale ed un ciborio – fu inaugurato il 29 giugno del 1633. La sua funzione principale era quella di richiamare lo sguardo e l’attenzione dei pellegrini sull’altare principale della Basilica, eretto in corrispondenza della tomba dell’Apostolo Pietro, e sul quale solo il Pontefice, in quanto diretto erede di Pietro, può celebrare la messa. L’imponente struttura, per la cui realizzazione furono impiegate ben 8.372 libbre di bronzo, è sorretta da quattro colonne tortili alte circa 11 metri, ispirate, nella struttura, a quelle che sorreggevano la cosiddetta pergula nella primitiva basilica costantiniana. Sul piedistallo di tre di queste quattro colonne, è scolpito su marmo bianco di Carrara lo stemma di Urbano VII: uno scudo con tre api (simbolo della famiglia Barberini) sormontato dalle chiavi incrociate e dalla tiara.

A uno sguardo distratto, gli scudi potrebbero sembra tutti uguali; in realtà, tra lo stemma e le chiavi di San Pietro, si nota una testina femminile la cui espressione, in progressivo mutamento, indica le varie fasi del parto: dagli occhi socchiusi delle prime doglie, all’espressione sofferente ed ai capelli scarmigliati dell’ultima fase del travaglio. Nell’ottavo e ultimo rilievo, il volto muliebre è sostituito dalla faccetta sorridente e paffuta di un bimbo, a significare il felice esito del parto.

Perché un tale riferimento alla gestazione nel ‘sancta sanctorum’ della cristianità?  Secondo la versione più accreditata (ma, credetemi, ce ne solo moltissime altre), i rilievi alluderebbero alla difficile gravidanza della nipote prediletta di Urbano VIII, tale Giulia – figlia di suo fratello Carlo Governatore di Borgo e generale della Chiesa – che, nonostante numerose complicazioni, riuscì comunque a dare alla luce un bellissimo bimbo.

Un’ultima nota a margine: non è vero che il bronzo utilizzato per la realizzazione del ciborio venne recuperato dallo spoglio del Pantheon, che valse al pontefice la celeberrima pasquinata “quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini”. E’ una fake news ante litteram. Il bronzo prelevato dal pronao del Pantheon servì per la realizzazione degli 80 cannoni di Castel sant’Angelo.

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