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L’arte da un altro punto di vista: le anamorfosi di Trinità dei Monti.

In arte, il termine ‘anamorfosi’ indica un’immagine fortemente distorta che acquista un ‘senso’ solo quando ci si pone nel corretto punto di vista.

Due esempi bellissimi e sorprendenti, anche se, purtroppo, poco conosciuti, si trovano nel convento di Trinità dei Monti, che ospita l’Istituto delle Dame del Sacro Cuore e della Fraternità Monastica di Gerusalemme.

L’edificio fu realizzato intorno al 1550, e i due straordinari anamorfismi sono ospitati nei corridoi del primo piano.

Il primo, dipinto nel 1642 dal padre francescano Emmanuel Maignan, si snoda lungo una parete lunga 6 mt. Ca. Se ci si dispone in un punto di osservazione radente il muro, è possibile distinguere chiaramente l’immagine di San Francesco di Paola intento a pregare ai piedi di un albero. Tuttavia, basta spostarsi di fronte alla parete perché un bellissimo paesaggio marino si dispieghi dinanzi ai nostri occhi: la barchetta allude al miracoloso attraversamento dello stretto di Messina del santo calabrese.

Il secondo affresco, attribuito al frate francese Jean François Nicéron, raffigura San Giovanni Evangelista, colto nell’atto di redarre l’Apocalisse in una grotta di Patmos; quando ci si allontana, è la stessa isola dell’Egeo ad apparirci nella sua composta magnificenza.

Da notare la piccola civetta – simbolo di saggezza – accompagnata da un’iscrizione in greco che recita:

L’APOCALISSE DELL’OTTICA E’ TESTIMONE OCUARE DELL’APOCALISSE.

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