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La prima rappresentazione del crocifisso: la porta lignea di Santa Sabina

L’Aventino, oggi uno dei quartieri più eleganti ed esclusivi della capitale, punteggiato da ville e giardini lussureggianti, era nell’antichità il rione ‘nazionalpopolare’ di Roma, il colle dei plebei e dei commercianti, contrapposto all’aristocratico Palatino, con le sue dimore patrizie, che gli sorgeva proprio di fronte. Intorno al III secolo d.C., con la diffusione capillare della ‘nuova’ religione cristiana, numerose abitazioni private presero a svolgere la funzione di luoghi di culto: erano le cosiddette domus ‘cultae’. Santa Sabina nacque proprio da una di queste chiese domestiche nel 422 a.C.. La sua porta lignea, sorprendentemente è giunta quasi intatta sino ai nostri giorni. Composta originariamente da 28 riquadri, dei quali solo 18 sono sopravvissuti, raffigurano storie dell’Antico e del Nuovo Testamento e sono state realizzate verosimilmente da due artisti dal tratto molto diverso tra di loro. Una delle formelle presenta la prima rappresentazione della crocifissione di cui si abbia notizia: Cristo è raffigurato in mezzo ai due ladroni, di dimensioni più grandi rispetto a loro, a significare la sua superiorità morale.

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