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La porta di Filarete della Basilica di San Pietro

Sono cinque le porte bronzee che si aprono sulla facciata della Basilica di San Pietro, i corrispondenza con i cinque cancelli dell’atrio. Quattro di esse sono state realizzate da importanti scultori contemporanei: a partire dalla destra troviamo la Porta Santa di Vico Consorti, la Porta dei Sacramenti di Venanzo Crocetti; la Porta del Bene e del Male di Luciano Minguzzi, la Porta della Morte di Giacomo Manzù. La porta centrale è l’unica antica: fu realizzata nel XV secolo, quando papa Eugenio IV la commissionò al fiorentino Antonio Verulino detti il Filarete (cioè, l’amico della virtù). Filarete decise di abbandonare il tradizionale schema a formelle delle porte bronzee coeve, per adottare riquadri più grandi: dall’alto in basso troviamo Cristo in trono e a destra la Vergine in trono; nei riquadri centrali, San Paolo con la spada ed il vaso mistico di fiori affiancato da San Pietro intento a consegnare le chiavi a papa Eugenio IV inginocchiato; i riquadri inferiori, infine, sono riservati al martirio dei due santi: a sinistra San Paolo che appare a Plautilla e Decapitazione di San Paolo e a destra la Crocifissione capovolta di San Pietro. Filarete doveva essere certamente soddisfatto della sua opera – per completare la quale impiegò ben 12 anni – tanto da apporvi la firma un po’ dappertutto. Il suo entusiasmo, tuttavia, non era condiviso dai suoi contemporanei, che a più riprese fecero rilevare la goffaggine, e addirittura la rozzezza dell’impianto compositivo e dei rilievi. Particolarmente severo fu il giudizio di Vasari, che si lamentò a gran voce per la “sciagurata maniera” (sono proprio le sue parole) in cui le formelle erano state fuse. Ciononostante, oggi la porta bronzea di Filarete è l’unica sopravvissuta a sei secoli di storia, e per di più, nella posizione d’onore, al centro. Alla faccia di Vasari.

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