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Il martirio di Cecilia – giovane nobile romane, santa patrona della musica e degli strumenti musicali – avvenuto sotto l’imperatore Marco Aurelio, fu uno dei più lunghi che le agiografie ricordino. Dapprima i suoi carnefici tentarono di ucciderla per soffocamento, rinchiudendola per tre giorni nel calidarium della sua casa, ma la giovane sopravvisse; si provò quindi con la decapitazione, ma i tre colpi di spada non la ebbero vinta su cecilia, che sopravvisse tra la via e la morte per altri tre giorni finché non morì dissanguata. La salma della giovane santa fu inumata dapprima nelle Catacombe di San Callisto, e quindi traslata nel luogo del suo martirio, a Trastevere, dove sorge la basilica a lei dedicata. Qui, nel 1599, in occasione di alcuni lavori di restauro. si dispose le ricognizione della salma della santa. Quanti procedettero all’operazione, non credettero ai propri occhi: il corpo della giovane era intatto, secondo la descrizione di Antonio Bosio «piegato sul lato destro, con le gambe un poco contratte, le braccia protese in avanti e il viso poggiato verso terra a modo di chi dorme». Per celebrare l’evento miracoloso, il cardinale Paolo Emilio Sfrondati decise di commissionare la realizzazione di una statua che cristallizzasse nel marmo la posizione del martirio. Il compito fu affidato al giovane scultore Stefano Maderno, che realizzò il suo personale capolavoro, mai più destinati a ripetersi nell’arco della sua breve carriera. La santa è reclinata su un fianco, sul collo ben visibili i segni lasciati dalla spada, le dita inerti nell’abbandono della morte sono piegate a formare il numero tre, come i giorni della sua agonia, o i colpi del carnefice. Il capo, avvolto da un velo, è girato all’indietro, si nega allo sguardo degli spettatori, e agli spettatori viene negato la sguardo della piccola santa accasciata. E’ una posa semplice, non ‘posata’, spontanea e quasi casuale, che tuttavia riesce a restituire come nessun altra la profonda dignità della morte. Il volto della giovane santa, dai lineamenti minuti e delicati, è stato visibile in due sole occasioni: appena la statua fu ultimata dal Maderno, nel 1610, e in seguito al suo restauro, nel 2002.

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