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I fiori e la menorah: il Roseto Comunale

Cosa può esserci di più bello di un magnifico giardino adagiato mollemente sulle pendici dell’Aventino, di fronte al Circo Massimo e al Colle Palatino? Lo spettacolo offerto dal Roseto Comunale, in effetti, non ha eguali, nemmeno nell’opulenta Roma. La sua collocazione originaria era sul Colle Oppio, presso il Colosseo, dove fu istituito nel 1931 dal principe Francesco Boncompagni Ludovisi su sollecitazione di Mary Gayley, un’indomita statunitense che aveva sposato a Grottaferrata il conte Giulio Senni. Il roseto andò però distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale; nel 1950, al momento della ricostruzione, si decise di trasferirlo nella Valle Murcia, sua sede attuale. L’area, nel III secolo d.C., aveva ospitato un tempio dedicato alla dea Flora, e, dal 1645 era stata sede del cimitero ebraico della città, spostato, nel 1934 in un’area dedicata del Verano. In accordo con la Comunità ebraica, le autorità comunali decisero di lasciare traccia visibile dell’antica destinazione d’uso del luogo: i vialetti che si inerpicano sul dolce declivio riproducono in pianta il disegno della menorah, il candelabro a sette bracci della tradizione israelitica, e, all’ingresso, una stele riproduce le tavole della legge. Oggi i circa 10.000 m2 del roseto ospitano circa 1.100 diverse specie di fiori, suddivisi in “rose botaniche”, “rose antiche” e “rose moderne”; da maggio a ottobre il giardino dischiude quotidianamente – e gratuitamente – i suoi cancelli, i suoi colori, i suoi profumi a migliaia di visitatori.

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