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Delitto e Castigo: il Carcere Mamertino

Il Foro Romano costituiva, letteralmente, il cuore pulsante dell’Impero: qui, oltre ai templi ed alle basiliche, sorgevano il Comizio, la Curia, la Regia, i Rostra, il Tabularium. E, proprio lungo la Via Sacra, alle pendici del Campidoglio, sorgeva anche l’antica prigione di Stato, quella che nel Medioevo avrebbe preso il nome con cui la conosciamo ancora adesso: il Carcere Mamertino. Accessibile oggi da una rampa della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, l’antica prigione era costituita da due ambienti distinti e sovrapposti. Il primo di essi è il «Carcer», una sala trapezoidale destinata ad accogliere i detenuti in attesa di giudizio; evidentemente, i processi avevano tempi biblici già all’epoca, tant’è che il poeta Nevio (275 – 201 a.C.), in attesa di conoscere il verdetto dei giudici, ebbe modo di comporre qui ben due commedie. Sul pavimento di questo ambiente si apre un foro circolare: ecco, questo nell’antichità costituiva l’unico accesso al locale sottostante, il terribile «Tullianum» in cui languivano i condannati a morte. Sallustio, nel “De Catilinae Coniuratione” lo descrive così:
“[…] vi è un luogo nel carcere chiamato Tulliano, un poco a sinistra salendo, sprofondato circa 12 piedi sotto terra. Esso è chiuso tutto intorno da robuste pareti e al di sopra da un soffitto costituito da una volta di pietra: il suo aspetto è ripugnante e spaventoso per lo stato di abbandono, l’oscurità e il puzzo.”
Oltre ai congiurati di Catilina, tra queste mura trascorsero le ultime ore della loro vita il re della Numidia Giugurta e Vercingetorige, sovrano dei Galli. Secondo la tradizione, anche gli apostolo Pietro e Paolo attesero la morte nel Tulliam, ma molto probabilmente si tratta solo di una leggenda medievale, nonostante le numerose, presunte tracce del passaggio dei due santi: La colonna alla quale i due sarebbero stati legati; il pozzo da cui attinsero l’acqua per battezzare i carcerieri; l’incavo nella roccia che segna il punto in cui Pietro sarebbe caduto battendo il capo.

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