it

Login

Iscriviti

Dopo aver creato un account, sarai in grado di monitorare lo stato del pagamento, tracciare la conferma e puoi anche valutare il tour dopo aver terminato il tour.
Username*
Password*
Conferma Password*
Nome*
Cognome*
Birth Date*
Email*
Telefono*
Nazione*
* La creazione di un account significa che sei d'accordo con i nostri Termini di servizio e Informativa sulla privacy .
Please agree to all the terms and conditions before proceeding to the next step

Già iscritto?

Login

Casa dolce casa: Agostino Chigi e Villa Farnesina alla Lungara

Agostino Chigi, detto “il Magnifico”, come il suo conterraneo Lorenzo de’ Medici, giunse a Roma dalla nativa Siena appena ventenne.

Aveva talento per gli affari, Agostino: fondò dapprima una banca con alcuni soci, che in poco tempo prosperò tanto da aprire una serie di filiali nelle principali città europee; si lanciò in una serie di fortunatissimi scambi commerciali che lo portarono sino a Costantinopoli; finanziò le campagne militari di papa Giulio II della Rovere.

Nel 1506 decise di farsi costruire una nuova dimora, una villa di rappresentanza che rispecchiasse il suo prestigio sociale e desse lustro alla sua discendenza, e per farlo scelse i migliori e più noti artisti attivi a Roma in quel momento: Baldassarre Peruzzi firmò il progetto; Sebastiano del Piombo – allievo di Giorgione – e Raffaello affrescarono la loggia di Galatea raffigurandovi, rispettivamente, episodi delle Metamorfosi di Ovidio nelle lunette e la Galatea che troneggia in mezzo alla sua corte di ninfe e tritoni; sempre Raffaello, con l’aiuto della sua bottega, realizzò anche la Loggia di Amore e Psiche, con il soffitto trasformato in un pergolato.

Baldassarre Peruzzi sfondò le mura del Salone delle Prospettive, restituendo paesaggio e cieli sereni laddove erano soltanto mattoni.

Davvero non badò a spese, Agostino: si dice che, per accaparrarsi i servigi di Raffaello, e ben conoscendo la passione di quest’ultimo per le donne, fece trasferire anche nella villa anche la Fornarina, l’amante di Raffaello, per evitare che il pittore si assentasse per andarla a trovare.

Lascia un commento